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Sarà vero che?/ Regione: l’indipendenza immobiliare dell’Aur, “le care, dolci acque” e l’andirivieni da Terni

21 Febbraio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La nuova Giunta a caccia di modi per risparmiare. Uno slalom tra dubbi e assurdità. A cominciare da un quesito: l’Agenzia Umbria ricerche lascerà 900 metri in affitto per andare nell’edificio (gratuito) del Broletto?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Che dite? Facciamo il gioco del “Sarà vero che?” visto come sta andando la Regione in questa fase delicata di transizione, in attesa (e nella speranza) che si sprigioni potenza dalla Turbo-Tesei, perché l’Umbria non può aspettare per molto ancora?

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Sì, è il caso. E, allora, pronti: sarà vero che ai rappresentanti degli illustri e illustrissimi ricercatori dell’Agenzia Umbria ricerche (Aur) sia stato chiesto dalla Regione di lasciare l’appartamento di 900 metri quadri (circa), che per essere il ricovero di ricercatori itineranti anche sul territorio è una sorta di pampa argentina, e il cui affitto viene pagato in anticipo per una cifra di diverse decine di migliaia di euro (i tam tam rullano: 120mila annui, sarà vero che) e di trasferirsi negli uffici vuoti di due piani del Broletto, proprietà della Regione?

Sarà ancora vero che, nella sostanza, la risposta farebbe capire che se l’Aur si trasferisse, come chiesto, dal costoso appartamento-portaerei ai piani vuoti del Broletto sarebbe minata l’indipendenza della trentina di illustri e illustrissimi ricercatori dell’Agenzia medesima?
Abbiamo sicuramente capito male, ma, se no, come sarebbe? Si tratterebbe di una indipendenza a base immobiliare? L’immobile fa il monaco, anzi, il ricercatore?
Avendo stima altissima per il lavoro e le qualità intrinseche della (pur consistente) pattuglia di intellettuali che lavora all’Aur, si fa fatica a pensare che tutto questo sia vero.

Nel caso fosse anche solo in parte rispondente a verità, però, ecco 5 modeste proposte per risparmiare la pigione (come l’asfittico bilancio regionale impone, per destinarla allo sviluppo dell’Umbria, come la stessa Aur, con i suoi rapporti, suggerisce di fare) e nel contempo tutelare l’indipendenza dei ricercatori: 1. riservare al Broletto un ascensore esclusivo all’Aur. 2. sigillare il piano del Broletto con le modalità con cui si combattono le pandemie. 3. consentire l’ingresso solo con l’identificazione oculare come a Quantico. 4. allontanare con la forza gli amministratori molesti. 5. disporre per decreto, a ogni buon conto, che siano d’autorità staccati dalla pareti dell’ufficio dell’assessore Fioroni, al secondo piano del Broletto, i ritratti della Thatcher e di Reagan per evitare ogni tipo pur remoto di contagio.

Ancora: sarà vero che c’è un istituto che dà lavoro a 12 dipendenti regionali ma al momento non a tutti, in Regione, è chiaro quale sia il lavoro?
Sarà vero che a Villa Colombella 9 dipendenti regionali si occupano di acque dolci, ma, magari, visto il numero consistente, secondo certuni malpensanti, potrebbero anche occuparsi delle acque piovane, di quelle reflue, di quelle salate e pure di quelle insipide?

Sarà vero che due volte la settimana, dalla sede di Terni, eccellentissimi professionisti, della ventina di dipendenti della sede distaccata della Regione, si recano a Perugia, come da sacrosante disposizioni certificate e che probabilmente risalgono allo Statuto Albertino, dando però vita a una involontaria transumanza, che infligge inquinanti colpi all’equilibrio dell’ambiente (stando al tam tam si userebbero auto o pulmini regionali) e comporta un conto spese, sotto forma di trasferte, a carico di quel pugile suonato che al momento è l’esangue bilancio regionale? Qualora fosse vero e se si fermasse, verrebbe fatta, in un colpo solo, la felicità di Greta e di Paola (Agabiti Urbani).

Sarà vero che la Regione è proprietaria di una ventina di costruzioni in zona Montone, ma questo è tutto e altro non si sa?

Conclusione: vediamo se è vero tutto, solo qualcosa, o proprio niente, ma intanto una cosa corre l’obbligo di sottolineare: la serietà non ha colore, il momento è difficile, da ogni parte, dove si può, si devono trovare risorse per investire nel rilancio dell’Umbria ferma e scongiurare il declino. Questo è quanto dovuto alla gente umbra, giovani per primi.

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