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Umbria, la Tesei va all’assalto del Moloch burocratico. Nuovi direttori, in arrivo due Romizi-boys

12 Dicembre 2019

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Regione leggera? Non proprio, ma da subito meno pesante. Diminuiscono i direttori e i dirigenti. Il progetto che è un mantra: «Liberare risorse per ripartire». Dal Comune di Perugia ecco De Paolis (bilancio) e Naldini (trasporti)

di Marco Brunacci

PERUGIA – Al centrosinistra è inutile chiedere, ma anche nel centrodestra non scherzano.

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A difendere lo status quo delle piante organiche degli enti pubblici sono bravissimi a tutte le latitudini della politica. Quando si tratta di snellire la macchina burocratica poi tutti la buttano sull’efficienza, dimenticando che si può e si deve anche risparmiare. Il progetto di “Regione leggera” del centrosinistra, quando era padre-padrone dell’Umbria, data 1995. Il presidente era Bruno Bracalente. Fu una vendemmia di noccioline. Piccole prebende, minimi privilegi, rifilature di spese. E qualche taglio serio – questo sì – ma solo agli eccessi che gridavano vendetta.

La Regione alla fine restò bella e robusta, curvy e attraente per chiunque cercasse un lavoro non massacrante e ben retribuito, con un record di numero di dirigenti per metro quadrato che tuttora detiene a livello internazionale.
La nuova Giunta regionale, un po’ per convinzione un po’ per la ovvia necessità di avere qualche soldo in più da spendere in programmi di rilancio dell’Umbria («liberare risorse», come ripete ossessiva la presidente Tesei), va all’attacco del Moloch burocratico con le migliori intenzioni. La spending review, con la riorganizzazione razionale della macchina e lo studio dei volumi di lavoro e la produttività, per partire è partita. E visto che non bisogna necessariamente essere miscredenti, qualche risultato è già in grado di portarlo a casa, sempre che i progetti non affondino nella palude dei piccoli interessi.

D’altra parte la spending review si fa ora o mai più. Il progetto è quello di diminuire i dirigenti (riducendoli da 65 a 40) evitando di sostituire tutti quelli che se ne vanno in pensione, in virtù soprattutto di Quota 100. Le direzioni di area verranno ridotte a 4 con relativi manager ad alta responsabilità e non solo a rilevante stipendio (120mila all’anno più bonus fino al 10%). Volendo sognare è possibile che anche ai piani bassi del Pachiderma si riesca a fare qualche snellimento. Il risultato? Non sarà certo la rivoluzione, ma il primo passo concreto verso una struttura regionale più proporzionata rispetto alla forza fisica che ha l’Umbria per reggerla.

Le novità sono queste. I commenti di Donatella Tesei e Paola Agabiti Urbani (assessore al ramo) si conoscono: “Questa è la strada giusta per ricominciare”, volendo sintetizzare.
Vanno aggiunti alcuni particolari. Soprattutto sull’arrivo – dato dai tam tam più accreditati per certo – di almeno di due direttori del team dei Romizi-boys: l’onnipresente De Paolis, che si immagina incrocerà dalle parti del bilancio, e il supertecnico dei trasporti Naldini, al quale il sindaco Romizi ha delegato la realizzazione di quel gigante dagli occhi di ghiaccio che si chiama PUMS, Piano urbano della mobilità sostenibile, con tanto di mega tram, che potrà vedere la luce solo se la Regione trova i denari per far schiudere l’uovo.

Per altro questa spending review regionale è in perfetto stile Romizi: potevamo provare a stupirvi con effetti speciale ma il dio della politica ci incenerisca se lo facciamo. La gente umbra apprezza con ogni evidenza più i piccoli passi che le trasformazioni repentine.
Si può concedere fiducia alla nuova Giunta se, dopo aver portato a termine questa riforma della governance della Regione, andrà avanti anche con la Due diligence sul bilancio (che Due diligence non sarà ma “verifica sugli spazi di bilancio” per motivi di rapidità nell’ottenere il risultato) e nella ristrutturazione severa delle società partecipate (Sviluppumbria e Gepafin da subito).
Sopra, sotto e di lato c’è poi sempre la necessità di evitare la tentazione delle tentazioni, quella di sostituire i vecchi postulanti con nuovi postulanti, rinunciando a realizzare un progetto alto e coerente di politica economica e sociale.

Detto questo, ecco la conclusione: magari non sarà la Regione leggera di fine Anni Novanta, mitizzata e mai realizzata, ma almeno la Regione meno grassa, che combatte la cellulite per essere in grado di reggere un minimo di prova costume, pronta per le sfide (da far tremare i polsi) del rilancio del Pil e della fiducia in un contesto di stagnazione, del quale ancora non si ha completa contezza.

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