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«Voti Romizi, ti ritrovi Salvini e Pillon»

20 Marzo 2019

L’affondo del candidato sindaco Giubilei al suo principale avversario: «Non è lo stesso del 2014. Chi pensa di votarlo deve saperlo»

di Giuliano Giubilei*
(riceviamo e pubblichiamo)

PERUGIA – Mancano poco più di due mesi alle elezioni. I perugini il 26 maggio si troveranno di fronte a una scelta decisiva per il futuro della loro città. Daranno fiducia al centrosinistra, che sostiene un progetto espresso da diverse sensibilità civiche della nostra città o sceglieranno ancora la destra?

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A parte ogni altra considerazione, chi voterà per la destra deve sapere che il Romizi del 2014 non è lo stesso Romizi del 2019. E non perché gli anni passano per tutti, ma perché per sperare di vincere Romizi si deve consegnare mani e piedi alla Lega, l’unico partito che ha i voti nello schieramento che lo sostiene. Diventerà cioè ostaggio di Salvini e della sua politica.

La Perugia dei moderati che cinque anni fa ha scelto Romizi, se la sente oggi di regalare con i suoi voti la nostra città alla Lega? Di essere il cavallo di Troia delle politiche sovraniste e razziste del partito di Salvini? Come farà Romizi a continuare a dirsi coerentemente cattolico quando sarà di fatto prigioniero politico di uno che chiude i porti del nostro Paese non a 100mila, ma a cinquanta migranti? E come farà a dirsi sinceramente europeo (e magari chiedere finanziamenti a Bruxelles, per esempio per le ipotetiche nuove linee di autobus, dopo la recentissima scoperta della mobilità alternativa) se è nelle mani di uno che l’Europa vorrebbe cancellarla?

E non sarà in quotidiano, continuo imbarazzo ad avere il fiato sul collo di uno come il senatore Pillon, che vorrebbe riportare la donna al Medioevo e il Papato all’800? Per fortuna la Chiesa di oggi non è quella del XX Giugno che auspica il senatore leghista e ha già preso le distanze con il segretario di Stato Parolin dal congresso della famiglia sovranista di cui guarda caso Pillon è uno degli animatori. Comunque fateci caso, sono già così in imbarazzo con Pillon che su Perugia non gli fanno dire una parola. Per ora. Forse, per ora, lo hanno chiuso a chiave in cantina. Perugia gli darà la chiave per uscire?

La nostra è una città orgogliosa, che ha sempre rifiutato ingerenze di gente lontana dalla sua storia ed estranea al suo concetto di convivenza. Che non si è mai fatta comandare da altri. Io penso che questo grande capitale di orgoglio, che è un po’ il marchio di fabbrica della nostra città, non debba essere perduto. E le donne perugine, che contribuiscono ogni giorno con il loro lavoro, la loro intelligenza, il loro “carattere” mai accomodante a rendere viva e forte la nostra città, non saranno certo loro a consegnare le chiavi di Perugia a Salvini e Pillon.

*Candidato sindaco al Comune di Perugia
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