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«Rappresentanza, stabilizzazione dei precari e tasse eque: questo vogliamo dal nuovo rettore»

13 Marzo 2019

Le richieste di Flc Cgil, Udu e specializzandi ai candidati per la poltrona di Magnifico dell’Università degli studi di Perugia

di FLC CGIL, ADI Perugia, Udu Perugia, Asup Specializzandi Università Perugia
(riceviamo e pubblichiamo)

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PERUGIA – C’è un motivo fondamentale che ci ha spinto ad organizzare questa conferenza stampa, occasione di incontro e di discussione sull’Università.
Noi vorremmo che questa fase di discussione si svolgesse con la più ampia partecipazione e con il più ampio coinvolgimento possibile, che varcasse i confini del recinto accademico e dell’ambito degli addetti ai lavori, dei circoli chiusi e dei cosiddetti poteri.

Ma soprattutto vorremmo che si svolgesse su programmi piuttosto che su filiere di interessi interni e particolari.
L’Università, con l’elezione del nuovo Rettore, sta entrando in una fase di discussione sui suoi indirizzi futuri e sulle sue scelte per i prossimi anni.
Oggi noi poniamo domande molto precise ai Candidati alla massima carica dell’Ateneo e chiediamo di esprimere chiaramente le proprie intenzioni in merito nei loro programmi elettorali.
La FLC CGIL, UDU PERUGIA, ADI PERUGIA e ASUP sono in continuo confronto con i Candidati, stanno organizzando occasioni di confronto e di approfondimento. Tireremo le somme alla fine e sulla base di una partecipata riflessione di tutti noi, nella quale coinvolgeremo tutte le categorie che rappresentiamo.
Lo faremo con approccio “laico”, sui fatti, sui programmi, sulle cose da fare perché non si tratta solo di scegliere un Rettore, ma soprattutto di discutere assieme di dove va l’Università di Perugia e di un suo rinnovato progetto.
Quelli che riporteremo in questo documento sono 9 punti considerati fondamentali dalle nostre quattro organizzazioni e su cui chiederemo ai candidati di esprimersi.

1. GOVERNANCE, RAPPRESENTANZA, ELETTORATO ATTIVO ALLA CARICA DI RETTORE:
In questo Ateneo il voto del personale TAB/Cel vale il 90% in meno di quello di un docente o di un ricercatore a tempo determinato. Sei anni di rettorato Moriconi, con una lunga discussione sulla modifica statutaria sostenuta dalle mozioni della FLC CGIL e dei nostri rappresentanti in Senato accademico, non hanno portato alla modifica di questa vergogna. Serve un immediato “cambio di passo” per modernizzare il sistema università. Il modello democratico che la FLC CGIL chiede è di rivedere le norme che regolano l’elezione del Rettore, è il principio di “una testa un voto” per tutto il personale di TAB/Cel, cancellando le norme di “apartheid” del voto decimato del personale tecnico, amministrativo, bibliotecario, collaboratori ed esperti linguistici (Cel);
Ad oggi, nella composizione del nuovo consiglio d’amministrazione è completamente esclusa la rappresentanza di oltre mille unità di personale tecnico, amministrativo, bibliotecario, collaboratori ed esperti linguistici! Ciò è ingiusto, discriminatorio e incoerente con i principi esposti nello stesso Statuto (art. 4 dello Statuto – Principi fondamentali). Pertanto si chiede la reintroduzione, come proposta minimale, di almeno un rappresentante del personale TAB e CEL in CDA, come già avvenuto in altri Atenei.
Ad oggi, lo Statuto della nostra università non prevede alcuna rappresentanza per gli assegnisti di ricerca e per gli specializzandi, né riconosce loro alcun diritto di elettorato attivo, non prevede l’elettorato passivo degli RTD e prevede la rappresentanza dei dottorandi in quella degli studenti. Chiediamo al futuro Rettore una modifica dello Statuto, come già avvenuto in altri Atenei, che renda effettiva la rappresentanza e garantisca la partecipazione dei dottorandi, degli specializzandi, degli assegnisti di ricerca e degli RTD alla vita dell’Ateneo;
Chiediamo di rafforzare il ruolo del Consiglio degli Studenti, centro della rappresentanza studentesca, dando a tale organo poteri di vincolatività delle proprie decisioni su temi di particolare interesse studentesco;

2. RELAZIONI SINDACALI
No al centralismo e alle decisioni di pochi, ma un sistema che metta al centro le persone, il lavoro e i diritti, che valorizzi tutte le professionalità, salvaguardi il trattamento accessorio del personale TAB.
Con altrettanta chiarezza dobbiamo dire che non ci è possibile dare una valutazione positiva sulla qualità dei rapporti tra Ateneo e forze sociali che si sono quasi sempre esauriti con la stipula dei contratti integrativi riguardanti le sempre minori risorse finanziarie e con la semplice informazione.
Nel nostro Ateneo vi è stato in questi anni, come nel resto del paese, un progressivo deterioramento dei rapporti sindacali, senza un vero confronto tra forze sociali e Ateneo sulle sue scelte programmatiche. La FLC CGIL ha ripetutamente rilevato questa mancanza, ma non abbiamo avvertito una reale disponibilità a superarla. Invece rileviamo che, ad una iperburocratizzazione introdotta dalla L.240 e dai decreti attuativi e all’aumento delle procedure e dei carichi di lavoro, non si è proceduto, parallelamente, a ragionare di valorizzazione professionale, progressioni di carriera e gestione delle risorse umane.
Chiediamo quindi che su questo, su tutte le questioni che attengono allo sviluppo della carriera e delle professionalità del personale TAB, ci sia una inversione di tendenza, attraverso il confronto con le rappresentanze sindacali.
Chiediamo di far partire la definizione e l’attivazione di percorsi di negoziazione e concertazione su temi quali le condizioni di lavoro e retributive del Personale TAB/Cel, la mobilità interna ed esterna (molti sono i colleghi che da anni aspettano di veder realizzate le loro richieste, “imprigionati” in una gabbia senza motivo), gli assetti organizzativi, gli incarichi, la formazione, generale e specifica, la sicurezza, il part-time, il telelavoro, la programmazione di personale.
Quando poniamo questi temi lo facciamo consci delle limitazioni introdotte dagli ultimi governi che si sono succeduti, ma questo non deve essere l’alibi per decisioni unilaterali, per abbandonare un processo virtuoso di concertazione, che non può che far bene a tutto l’Ateneo.
Per far questo chiediamo, altresì, di ripristinare il Protocollo delle relazioni sindacali, il cd detto “tavolo alto OO.SS. e Governance, annullato dalla precedente Amministrazione, mai ripristinato da quella attuale, per aprire finalmente una discussione di merito con i rappresentanti dei Lavoratori, che ampli le materie oggetto di informazione, consultazione e confronto.
Dare cioè ai Lavoratori risposte concrete a problemi rimasti a lungo inascoltati, anche nell’interesse di un’efficace ed efficiente funzionamento della “macchina” universitaria.

3. STABILIZZAZIONE DEI RICERCATORI PRECARI
Il mondo dell’Università ha bisogno di nuove risorse e di un ricambio di personale in grado di rilanciare il ruolo degli Atenei nella didattica, nella ricerca e nel trasferimento tecnologico. La riforma 240 del 2010, cosiddetta riforma Gelmini, ha rivoluzionato le carriere dentro l’Università, eliminando la figura del Ricercatore a Tempo Indeterminato e introducendo due figure di Ricercatori a Tempo Determinato (RTDa e RTDb) che, di fatto, hanno ufficializzato il precariato negli Atenei. Attraverso la campagna “Ricercatori Determinati”, richiediamo un piano straordinario per il reclutamento di RTDb e il superamento dell’attuale percorso di carriera dentro l’Università. Sul piano locale, proponiamo di definire un piano per il reclutamento degli RTD, sia di tipo a che di tipo b. Una programmazione che dia una prospettiva di stabilizzazione a tutti i precari che lavorano in modo continuativo per l’Ateneo e preveda lo sblocco del turnover in modo da salvaguardare gli attuali lavoratori precari e garantire il futuro dell’Università degli Studi di Perugia.

4. CONTRIBUZIONE STUDENTESCA
La contribuzione studentesca in Italia è tra le più alte d’Europa. Seppur il nostro Ateneo si qualifichi nella media e pone attenzione alla tutela delle fasce socialmente più deboli, crediamo che l’obiettivo sia quello di porsi in linea con gli altri Atenei europei, se non tendere verso la gratuità. Non solo perché un’istituzione pubblica quale l’università non può pensare di rafforzare i bilanci con le entrate della contribuzione, ma anche perché diminuire i costi permetterebbe di essere ancora più attrattivi. Pertanto riteniamo necessaria una revisione del sistema di contribuzione che vada: 1) ad aumentare la no-tax area fino a 23.000 euro, andando quindi a tutelare quegli studenti che per il parametro IPSE non sono idonei alla borsa di studio pur avendo un reddito basso 2) ad equiparare la contribuzione degli studenti specializzandi a quella di tutti gli altri studenti 3) a favorire la progressività della contribuzione, aumentando le fasce e diminuendo generalmente gli importi. Infine, in un’ottica di rispondere alle esigenze di una realtà sociale che vede chi si iscrive all’università collocarsi per più del 50% nelle fasce di contribuzione più basse, riteniamo necessari l’istituzione di un fondo per attività sociali rivolte a chi per pochi euro in più di ISEE, non accede alla borsa di studio e la creazione della borsa servizi, rivolta alla stessa categoria sopra citata, e che si traduce in agevolazioni e scontistiche in materiali didattici, trasporti, acquisti di vario genere.

5. FORMAZIONE E PROSPETTIVE DEL DOTTORATO.
L’ultima Indagine annuale ADI indica che solo il 9,2% degli assegnisti di ricerca proseguirà il proprio percorso all’interno dell’università, dato che evidentemente si riduce se si considerano i dottorandi che concluderanno il proprio percorso al conseguimento del titolo di dottore di ricerca. La formazione dottorale e la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca al di fuori degli atenei rivestono dunque un ruolo chiave. Un dottore di ricerca può dare un contributo importante nel settore delle imprese private, dei pubblici uffici, delle professioni e nell’autoimprenditorialità. Chiediamo al futuro Rettore di promuovere processi (Job placement, info days, formazione specifica) per promuovere presso tutti i corpi intermedi e le istituzioni il valore e le conoscenze che i dottorandi producono durante il loro percorso.

6. COLLEGAMENTO CON MONDO DEL LAVORO ( JOB PLACEMENT / TIROCINI )
Il tema dell’occupabilità e del collegamento tra mondo universitario e mondo del lavoro è quanto mai attuale: la diminuzione di iscritti e il basso numero di laureati è dovuto ad una visione dell’Università incapace di formare e preparare in base alla necessità del mondo delle imprese e del lavoro. Partendo dal presupposto che il ruolo dell’Università non è quella di essere un centro per l’impiego, è necessario però porre una riflessione su come conciliare questi due mondi. È innanzitutto fondamentale ripensare il Job Placement il cui fine ultimo non può essere il Career Day, ma deve essere la messa a sistema di un servizio che orienti e accompagni il singolo studente nel proprio percorso formativo in base alle sue inclinazioni e alle sue prospettive post laurea e che per questo deve essere a carattere diffuso e decentrato nei vari dipartimenti. Inoltre, guardando all’esperienza di altre Università, si possono mutare diversi strumenti che diano allo studente la consapevolezza dei cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, non per influenzarlo, bensì per aiutarlo a fare una scelta orientata e consapevole del suo curriculum. Infine è necessario potenziare lo strumento per eccellenza di collegamento tra mondo universitario e mondo del lavoro: il tirocinio. Bisogna riprendere la c.d. Carta del Tirocinante, approvata nel 2017 e mai realmente applicata, andando quindi a creare una piattaforma di collegamento tra studente e soggetti che propongono offerte di tirocinio, rafforzando parallelamente i meccanismi di controllo e di valutazione del tirocinio, in particolare sull’aderenza al piano formativo, le concrete modalità di svolgimento del tirocinio e la previsione di un rimborso spese. Non solo: è necessario migliorare anche il tirocinio “interno”, ossia quelli che rappresentano una vera e propria parte integrante della didattica, come i laboratori, andando in particolare ad aumentare gli spazi.

7. RAPPORTI CONVENZIONALI TRA AZIENDA OSPEDALIERA DI PERUGIA E UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA/ PERSONALE DEI DIP. DI MEDICINA
Dopo la ratifica del “Protocollo Generale di Intesa fra Regione Umbria ed Università degli Studi di Perugia, in attuazione dell’art. 1, co. 1, del D.lgs. 21 dicembre 1999, n. 517,” siglato il 20 aprile 2015, a distanza di quasi quattro anni, il travagliato iter per la reale costituzione delle Aziende Integrate di Perugia e Terni non è stato ancora completato. Non è stato infatti ancora sottoscritto il Protocollo attuativo relativo alla “Disciplina dei rapporti finanziari e patrimoniali e il trattamento del personale tecnico amministrativo universitario in convenzione con le aziende” né siamo mai stati convocati al tavolo di confronto con le OO.SS. previsto dall’art. 2, commi 2 e 3, del Protocollo di intesa del 20 aprile 2015.
Allo stato attuale, pertanto, la disciplina di riferimento è da intendersi, necessariamente, quella del Protocollo d’Intesa tra la Regione dell’Umbria e l’Università degli Studi di Perugia, sottoscritto il 03 maggio 2006!
Qualcuno ha sostenuto che la verità è sempre rivoluzionaria, ma su questa vicenda la verità è che si è costruita una sofisticata, per molti aspetti, operazione, il cui scopo principale è quello di non aver preso posizioni.
La FLC CGIL esprime tutta la sua preoccupazione in merito a questo punto e non accetta che di ciò ne faccia le spese il solo Personale Tecnico-Amministrativo.
Su questo vogliamo una presa di posizione chiara da parte di chi si candida a governare l’Ateneo, perché questa situazione sta provocando gravi conseguenze nei confronti del Personale tecnico-amministrativo universitario che svolge importanti funzioni assistenziali e di supporto, come ricordato tramite numerose richieste inviate da questa O.S.

8. ACCREDITAMENTO SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE
Nel d.d.l. 13/06/2017, il MIUR introduceva un sistema di accreditamento delle Scuole di Specializzazione di area sanitaria che risultassero “adeguate rispetto agli standard, ai requisiti minimi di idoneità e agli indicatori di performance”. Laddove questi criteri non fossero affatto soddisfatti in seno a gravi criticità, ne disponeva l’immediata chiusura con possibilità degli iscritti di concludere il proprio iter formativo e agevolando eventuali trasferimenti presso altri atenei. In caso di “situazioni suscettibili di miglioramento”, stabiliva la concessione di un “massimo di due anni per consentire l’adeguamento agli standard, ai requisiti minimi di idoneità e agli indicatori di performance”. Lo scorso anno tale percorso ha individuato, presso l’Università, 19 scuole accreditate, 10 accreditate con riserva ed una non accreditata (Oncologia Medica). In questi ultimi giorni si è concluso il secondo procedimento, di cui attendiamo con apprensione l’esito.
Chiediamo massima attenzione al problema da parte dell’Ateneo, quale supremo garante del diritto allo studio dei suoi studenti-specializzandi iscritti, affinché siano soddisfatti i criteri per una formazione consona, non trascurando che la perdita di ulteriori scuole procurerebbe un indubbio danno d’immagine all’Ateneo stesso.

9. TASSE STUDENTI SPECIALIZZANDI
Nella seduta del 18 luglio 2018, il Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Perugia approvava il nuovo regolamento in materia di contribuzione studentesca, in adeguamento alla legge 232/2016 che richiama i criteri di “equità, gradualità e progressività” come principi cardine delle tassazione anche dei medici in formazione specialistica, introducendo cinque fasce contributive sulla base dell’attestazione ISEE. Il nuovo piano di tassazione per gli specializzandi, però, differente sia dagli altri studenti che dagli iscritti non medici alle stesse scuole di specializzazione, ha previsto un notevole incremento delle somme imposte con un picco di 3000 Euro per gli appartenenti all’ultima fascia, stabilita sopra gli 80000 Euro (e non 100000 Euro come per gli altri iscritti). L’Università non ha accolto le numerose richieste di discussione e possibile revisione dei termini suddetti, costringendo ad azioni significative di pubblica protesta, peraltro nuovamente inascoltata.
Chiediamo: 1) adeguamento dell’importo annuo di tasse alla media degli Atenei paragonabili per volume di studenti ed offerta di servizi; in ogni caso il tetto massimo dovrebbe essere pari a quello di tutti gli altri studenti iscritti all’Università 2) reinvestimento nella formazione dei medici specializzandi di almeno il 30% del gettito derivante dalle scuole di specializzazione; il recente stanziamento di 60000 Euro, deliberato nel dicembre in Senato Accademico, risulta del tutto insoddisfacente e per l’ammontare della cifra e per le modalità di ripartizione tra le varie scuole, ad oggi non note.

Chiediamo a chi si candida di manifestare la propria posizione rispetto a quanto da noi richiesto in termini di impegno e modalità di realizzazione.

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