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“La partita di pallone”, quando al Policlinico si sfidavano i camici bianchi

23 Febbraio 2019

Il libro del prof. Puxeddu, tra aneddoti e il racconto di una Perugia che non c’è più

PERUGIA – “La partita di pallone”, un libro che diventa la scusa per ricordare. Il gioco di squadra, le sfide tra camici bianchi in quello che era il policlinico di Perugia.

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Un’autentica rimpatriata di medici, infermieri, personale sanitario e tecnico per parlare di quei favolosi anni ’60, ma anche ’70 e successivi fino ai ‘90, quando, come è stato ricordato da chi ha arricchito la serata con circostanziate testimonianze, nelle strutture del Policlinico di Monteluce di Perugia «si faceva squadra». Il gioco del calcio quindi anche come metafora della sinergia e del lavoro professionale dei medici, prima dell’avvento di una tecnologia sempre più evoluta che ha cambiato radicalmente la professione medica.

L’occasione dell’incontro la presentazione venerdì 22 febbraio nella sala convegni dell’Istituto Clinico Porta Sole, da sei mesi attivo proprio nella stessa area dove c’era l’ospedale, del libro “La partita di pallone”, scritto dal prof. emerito Adolfo Puxeddu, uno dei direttori di Medicina e allievo del prof Larizza. Aneddoti, curiosità e racconti di quell’epoca, legati sia alle attività assistenziali sia a quelle di svago, sollecitati dal giornalista Mario Mariano che ha coordinato la presentazione di un volume (tutti i proventi del libro sono destinati al Comitato per la vita Daniele Chianelli) che raccoglie cronache di partite di calcio scolpite nella memoria dei protagonisti allo stesso modo di chi magari ha vinto scudetti e coppe.
Così, dieci anni dopo la chiusura di Monteluce e l’unificazione dei due presidi ospedalieri al Polo unico di San Sisto, alcuni dei medici che resero famoso il Policlinico si sono riuniti e i ricordi hanno preso il sopravvento, partendo proprio dal libro del prof. Puxeddu, il libro dei “camici bianchi” che amavano il calcio. Non solo il racconto di attività sportive amatoriali – epici tornei di calcio su campi di periferia – per il gusto di stare insieme e magari favorire quella integrazione che anni dopo si sarebbe chiamata attività multidisciplinare, ma anche la storia del Policlinico di Monteluce. Il prof. Puxeddu con il libro racconta un periodo della storia di Perugia contrassegnato dalla nascita di una Scuola di Medicina che ha formato intere generazioni di professionisti che assicurano ricerca e assistenza di eccellenza. E l’incontro alla Clinica Porta Sole per Puxeddu «non è stata solo una rimpatriata tra ex colleghi, ma l’occasione per fare un confronto tra l’assistenza di ieri e quella di oggi completamente cambiata in virtù della tecnologia. Resta però il principio fondamentale del valore della cura clinica che deve sempre accompagnare il professionista. Le moderne apparecchiature rafforzano la diagnosi ma la scrupolosa visita clinica assurge sempre ad un valore importante».

Con l’autore sono intervenuti, tra gli altri, Fausto Santeusanio, già direttore del DIMISEM dell’Università degli Studi di Perugia, l’ex calciatore del Perugia Eros Lolli, anche lui medico e urologo, oltre a Piero Morucci, già responsabile del laboratorio dell’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università degli Studi di Perugia, e Giuseppe Abbritti, già direttore dello stesso Istituto di Medicina del Lavoro. Al centro, i ricordi delle epiche sfide tra le varie squadre: Clinica Medica, Medicina del Lavoro “e quelle più forti” come Emodialisi, Pronto Soccorso e Radiologia.
Divertente l’aneddoto che Morucci e Abbritti, quasi come i Mazzola e Rivera della medicina, hanno raccontato ai presenti, con la maglia numero 10 della squadra di Medicina del Lavoro che era sempre contesa tra i due medici-calciatori. Ora quella maglia, portata per l’occasione da Morucci, è stata donata alla Clinica Porta Sole per consentire così una sua esposizione proprio in queste nuove stanze dove la cura sanitaria ha ripreso a vivere.
«Questo incontro ha portato nuova luce a Monteluce», come è stato sottolineato da chi poi ha voluto ringraziare la famiglia Cucchia per l’ospitalità. E a portare i saluti dell’Istituto Clinico Porta Sole, che proprio nella nuova sede ha iniziato a riproporre l’attività sanitaria nella stessa area dove sorgeva l’ospedale di Perugia, è stato il suo amministratore Alberto Cucchia: «Una delle molle che ci hanno fatto prendere la decisione di trasferirci qui è stata quella di poter restituire a questo quartiere di Perugia una struttura che potesse riproporre l’assistenza sanitaria. Come Clinica ci sentiamo, grazie alla convenzione regionale, parte integrante dei servizi di assistenza pubblica e quindi di utilità dei cittadini, orgogliosi di aver ospitato maestri della medicina che in questa area hanno operato per anni facendo grande il Policlinico di Monteluce».
Con i medici di ieri e i professionisti degli scorsi decenni sono intervenuti anche Don Luciano Tinarelli, parroco di Monteluce, ed Emilio Duca, direttore generale Azienda Ospedaliera di Perugia. Quest’ultimo ha sottolineato che il gioco del calcio «insegna quelle regole poi utili a mettere in piedi anche altre squadre, come hanno dimostrato con la loro sinergia e professionalità i medici che qui a Monteluce hanno operato». «Anche per chi porta il camice bianco – ha aggiunto – il gioco di squadra fa crescere quello spirito insito in ogni medico, ovvero di soddisfare il bisogno di salute». Anche Don Luciano ha prima di tutto voluto ringraziare la famiglia Cucchia «per avere riportato servizi sanitari in questo quartiere storico» per poi sottolineare i rapporti «sempre cordiali» tra la Parrocchia di Monteluce e il Policlinico, senza tralasciare qualche “screzio” nato con quei medici che «sentendo suonare le nostre campane non potevano sentire i battiti del cuore dei pazienti».

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