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“I nomi del Signor Sulčič”, Elisabetta Sgarbi presenta il suo film al PostModernissimo

27 Febbraio 2019

L’intervista alla regista che torna a Perugia «dopo i festival di Riccini Ricci», con la «storia di un uomo e una donna che vivono un desiderio cui non sanno dare un nome»

di Egle Priolo

PERUGIA – «Un viaggio nella memoria personale e collettiva, un viaggio sul confine italo-sloveno, tra spie naziste, fascisti, milizie di Tito, identità vere e false, padri e figli, veri o presunti tali».

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Comincia così la presentazione de “I nomi del Signor Sulčič”, il nuovo film della scrittrice, regista ed editrice Elisabetta Sgarbi, fondatrice di La Nave di Teseo, che sarà presentato giovedì 28 febbraio alle 21 al PostModernissimo nell’ambito degli Incontri con l’autore. Insieme ad Elisabetta Sgarbi, prima della proiezioni, infatti si scoprirà la trama di questa nuova pellicola presentata in anteprima al Torino film festival: «È la storia di un uomo e una donna che vivono un desiderio cui non sanno dare un nome – spiega a CityJournal la regista -, che li spinge a conoscere una verità che non sospettano su di sé e sulla propria origine»
“I nomi del Signor Sulčič” è ambientato tra il Delta del Po a Trieste fino a Lubiana, capitale della Slovenia.

Sgarbi, dopo tanti documentari, è tornata a dirigere un film. Quali le differenze?
«Avevo l’urgenza di raccontare una storia con una sua distensione narrativa. Ovviamente in questo film convergono anche i miei lavori documentari su Trieste, la Slovenia, il Delta del Po. E ne “I nomi del Signor Sulčič” sono disseminati elementi autobiografici anche se in parte dissimulati. Insomma, entro pienamente nel dibattito che cita, e amo molto le forme ibride, incerte, in bilico. Ma in questo caso, difendo la natura di finzione di questo mio film.

Qual è stata allora “l’urgenza espressiva” che l’ha portata a voler raccontare questa storia?
«Sono partita da una scena madre. Un uomo che vive su un ramo estremo del Delta del Po, lontano dalla cronaca e dalla storia, che viene visitato da una donna misteriosa, che non sembra parlare italiano, che viene da un luogo al centro della Storia, Trieste, la Slovenia, il confine orientale.
Questa donna ha una verità inaudita da consegnare a questo ignaro valligiano del Delta ma non può dirgliela subito: sarà il percorso del film».

Il film è stato presentato a Torino, come è stato accolto dal pubblico?
«Mi sembra sia un film che rimane dentro, che lavora nell’animo dello spettatore generando nuove domande. In questo senso mi pare una reazione molto positiva. L’unica interessante».

È la prima volta che presenta una sua opera a Perugia?
«No, ero stato con altri lavori, tempo fa, nel contesto di festival ideati da Alessandro Riccini Ricci.
Sono felice tuttavia di tornare con un film di fiction. Il mio primo. Ma a Panicale ho lavorato per un film cui sono molto legata, sul Santuario di Mongiovino».

L’appuntamento allora è per giovedì 28 alle 21 al PostModernissimo: il film resterà in programmazione fino al 6 marzo, con spettacoli ogni giorno alle 19.30. Sceneggiato insieme a Eugenio Lio e con le musiche di Franco Battiato, il film distribuito da Cinecittà Luce e prodotto da Betty Wrong con Rai Cinema, è interpretato da attori del calibro di Roberto Herlitzka e Paolo Graziosi, affiancati da Adalberto Maria Merlion, Ivana Pantaleo e Lucka Pockaj.

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