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[Amore sì, ma quale?]

14 Febbraio 2019
un contributo di Flavia Cimino

Si parla talmente tanto di Amore che scrivere qualcosa su di esso sembra quasi ridondante…

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La cronaca è piena di “femminicidi” parola che non amo perché un omicidio è un omicidio, chiamarlo “femminicidio” perché perpetrato su di una donna, a mio avviso, sminuisce la portata della parola e con essa del reato.
La donna, come l’uomo, come il bambino, è un essere umano, non ha molto senso di fronte agli omicidi parlare del genere della vittima.
Sicuramente ci sono più omicidi perpetrati dagli uomini nei confronti delle donne che viceversa.
Ci sono ora più omicidi di donne rispetto ad epoche storiche precedenti? non ho condotto indagini specifiche, ma credo che le persone più forti, più potenti si siano sempre approfittate delle persone più deboli e meno potenti e credo anche che questo sia sempre avvenuto nella storia e in modo sicuramente più copioso in epoche nelle quali i deboli erano ancora più deboli perché le norme da rispettare erano meno garantiste di quelle attuali.
Le donne sono, in media, più deboli degli uomini (fisicamente, ma anche dal punto di vista dei rapporti di potere).
Allora perché ne parliamo tanto? Sicuramente perché ora la nostra sensibilità ci fa rimanere più “impressionati” da queste vicende. Questa cosa secondo me è positiva, dimostra che siamo diventati più sensibili.
Questi omicidi dipendono dal fatto che gli uomini abbiano timore che le donne siano troppo indipendenti? Che si sentano messi in discussione?
Non lo so! E’ davvero difficile dirlo! Andrebbero analizzati i casi specifici, fatte statistiche aggregando situazioni analoghe… ci vorrebbero psicologi, criminologi, giuristi, psichiatri, sociologi ecc.

Ho però la risposta su cosa può essere definito Amore, Amore tra persone che “stanno insieme” come comunemente si dice (amore coniugale, amore tra fidanzati, tra compagni in unioni omosessuali ed eterosessuali, in breve quel tipo d’amore che contempla anche l’unione sessuale, solitamente estranea in altri tipi di amore).
Ecco, sento spesso dire che due persone si amano perché il marito/compagno (omo o etero) “le fa tantissimi regali, le fa fare bellissimi viaggi, la tratta come una regina…..” oppure la moglie/compagna (omo o etero) “lo assiste in ogni sua esigenza, lo serve come il prete sull’altare, ha rinunciato al lavoro per lui …”.
Bene, tutte questi comportamenti non sono prove di amore, sono prove di altre cose, di altri sentimenti… sono, a mio avviso, prove del bisogno di possesso, di assistenza, di compagnia ecc. ma non prove di amore.
Quando alla base di un’unione ci sono questi bisogni può accadere che nel momento che l’altro non è più in grado di soddisfarli (perché non vuole o non può) si scateni la furia del bambino che vede che il suo giocattolo si è rotto e non fa più la “musichetta” che a lui piaceva tanto!
Può accadere che il bambino guardi con amore quel giocattolo, cerchi di ripararlo, lo guardi con occhi nuovi come qualcosa che in fondo non è solo un giocattolo.
Il più delle volte accade che – trattandosi infondo di un semplice e inanimato giocattolo – lo distrugga furibondo!
Ecco che forse ho fornito una spiegazione al… “femminicidio”, quanto meno a quello non causato da oggettivi disturbi di tipo psichiatrico.
Se non si “cresce” non si passa dallo stato infantile a quello adulto (in senso transazionale) può accadere che si reagisca con la stessa inconsapevolezza del bambino.
Quando capiremo veramente (effettuando appunto il detto passaggio dallo stadio infantile a quello adulto) che l’altro non è venuto al mondo per soddisfare le nostre esigenze (di qualsiasi tipo esse siano) e quindi gratificare il nostro io, ma per fare un percorso insieme, entrambi animati dal desiderio di essere reciprocamente felici, solo allora questi terrificanti episodi cesseranno.

Voglio però chiarire cosa intendo per “reciproca felicità”. Non intendo che uno dei due subisca l’altro per renderlo felice. Questo non sarebbe che lo stereotipo di coppia ove (più spesso la donna) uno dei due subisce le scelte dell’altro e, talvolta, si convince che questa sia l’unica scelta possibile.
Per reciproca felicità intendo che ognuno si impegni a venire incontro all’altro collaborando nella vita quotidiana e nella realizzazione dei progetti condivisi. Mi riferisco ai lavori domestici, alla cura dei figli, a tutte le cose che fanno parte della vita concreta e che comportano privarsi di tempo libero per sé e quindi sacrifici e fatica. In breve non mi riferisco… alle vacanze!

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