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«Sarà sempre un amico a offrirvi droga. Voi pensate a me e non la prendete»

26 Marzo 2018

Passignano, Giorgia Benusiglio, una vita quasi spezzata per una pasticca di ecstasy, un fegato nuovo e tanto coraggio, incontra gli studenti e racconta il suo calvario

PASSIGNANO (Perugia) – «Sono una ragazza come tante, a rovinarmi la vita, a soli 17 anni, è stata mezza pasticca di ecstasy tagliata con veleno per topi».

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Apre così l’incontro con associazioni sportivo di Passignano sul Trasimeno Giorgia Benusiglio, in un incontro voluto dal Comune, dalle scuole e dalla comunità. «Una testimonianza forte questa che apre ad un progetto più ampio – spiegano gli organizzatori – rivolto agli adulti in primis e agli educatori, per imparare ad ascoltare, cosa che, nella prima richiesta di aiuto, serve di più».
Oggi Giorgia Benusiglio ha 35 anni, è laureata in Scienze della Formazione e lavora come testimonial anti-droga. Racconta la sua storia a centinaia di ragazzi ogni giorno nelle scuole e ovunque ce ne sia bisogno. È brava, comunica in maniera diretta con parole semplici ma incisive. Nell’auditorium Urbani di Passignano non vola una mosca quando comincia a raccontare la sua storia: «Nell’adolescenza ci sentiamo invincibili e pensiamo che le tragedie succedano solo agli altri. Anche io a 16 anni ero convinta di avere il mondo in mano, di poter gestire la mia vita, ma non è andata così. Ho rischiato di buttarla via, la mia vita, e ancora oggi sono attaccata ad una pasticca che mi abbassa le difese immunitarie perché il mio corpo non riconosce il nuovo fegato. Alessandra mi ha donato un fegato nuovo, lei è morta in un incidente stradale, non aveva le cinture. Io oggi vivo per due».

L’incontro con Giorgia Benusiglio

A iniziare questo lavoro di testimonial contro la droga nelle scuole era stato papà Mario, mentre Giorgia lottava per tornare a vivere dopo il difficile trapianto di fegato, poi lei decide di seguirlo e non si è più fermata: «Avevo paura del giudizio della gente e non volevo ricordare. Ma poi ho capito che quella poteva essere la mia missione, così eccomi qua. La cosa che spero più di tutte è che quando un amico, perché è sempre un amico che vi offrirà droghe, verrà da voi dicendovi di provare, voi ripensiate a me, a questo pomeriggio passato insieme e al calvario che ho passato. Se non siete in grado di affrontare anche solo una di delle terribili conseguenze del mio gesto, allora fermatevi e non fatelo».

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