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Parco della Cupa: torna in campo Perugia non è la capitale della droga

28 Ottobre 2017

L’associazione che ha promosso la riqualificazione dell’area chiede la gestione al Comune. E convince anche i giovani vandali a pulire

di Egle Priolo

PERUGIA – Il 6 aprile 2013 ci ha messo la faccia. E anche i soldi, raccolti soprattutto grazie a un generosissimo benefattore e ai tanti cittadini che hanno risposto all’invito di riqualificare una delle aree verdi più amate della città. E a oltre quattro anni di distanza, l’associazione Perugia non è la capitale della droga torna ad occuparsi del parco della Cupa, che soprattutto dopo i recenti atti di vandalismo sembra aver ancora una volta bisogno di aiuto.

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Tavoli divelti, staccionate rovinate, erba alta e anche qualche siringa abbandonata che fanno risuonare alto l’allarme per un utilizzo del parco che va stoppato prima di tornare alla situazione di quasi abbandono di qualche anno fa. Nel 2013, infatti, si ricorderà come l’associazione, presieduta da Tommaso Morettini, si sia impegnata per rimettere i giochi alla Cuparella e per ripulire il parco «per una Perugia così come la sognano i bambini». Un impegno che adesso si sente il bisogno di rinnovare, sempre più concretamente. «Abbiamo chiesto la gestione del parco al Comune», anticipa il presidente Morettini. In campo, tante nuove idee per usufruire al meglio di uno dei cuori verdi della città, in pieno centro storico. E senza voler scoprire troppo le carte, l’associazione ha già strappato all’amministrazione un impegno per una nuova illuminazione a inizio 2018 e una soluzione per la chiusura dei cancelli che scoraggi balordi e vandali.
E proprio sui vandali è iniziata in questi giorni la rivoluzione gentile di Morettini. Una piccola storia per una nuova ripartenza. «Ho notato delle scritte e ho deciso di pulirle, da semplice cittadino amante della mia città – racconta il presidente di Perugia non è la capitale della droga -. Accanto a un graffito, ho trovato il recapito social di un ragazzo, ho deciso di contattarlo. L’idea era di chiedergli se fosse davvero l’autore dello sfregio, non ci credevo molto, ma ci ho provato. Invece era proprio lui: una ragazzata e pure firmata! Ci siamo parlati, aveva paura ci potessero essere delle conseguenze, ma io l’ho solo invitato a non farlo più. Gli ho spiegato che avevo già pulito tutto io, ma che sarebbe stato bello, in cambio, che spiegasse anche ai suoi amici che il parco è di tutti e che rovinarlo non è utile a nessuno. Si è proposto a pulire altre scritte di cui non è neanche l’autore e alla fine ci siamo accordati per conoscerci di persona. Ha sbagliato e sembra aver capito. E per me essere riuscito a convincere anche solo un ragazzo della ferita che il suo atteggiamento provoca alla città è stato già un successo. Dobbiamo ripartire dalla cultura della civiltà, dalla convinzione che la città sia di tutti».

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